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lunedì 11 ottobre 2021

Contro tutti i totalitarismi

 

Nel 1952 la filosofa tedesca Hannah Arendt, allieva di Heidegger all'Università di Marburgo, scrisse un libro che ha fatto epoca: “Le origini del totalitarismo”. La studiosa osservava che tutti i totalitarismi vogliono intervenire sulle coscienze e plagiarle, vogliono privare i cittadini della libertà per ottenerne l’obbedienza assoluta ed incondizionata.

Ovviamente i totalitarismi hanno agito con la violenza delle armi, ma non dobbiamo dimenticare un altro strumento di controllo delle masse: l’informazione. Da sempre i regimi che vogliono diventare totalitari assumono il controllo dei mezzi di comunicazione.

A tal riguardo la Arendt scrive. “Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto oppure il comunista convinto, ma le persone per le quali non c'è più differenza tra realtà e finzione, tra il vero e il falso.

mercoledì 22 settembre 2021

Una scuola troppo autonoma

 L'autonomia scolastica ha costituito certamente un grosso passo in avanti per lo snellimento amministrativo e per la gestione più oculata di fondi e strutture, ma dopo anni di esperienza occorre una riflessione su cosa è diventata la scuola italiano con l'autonomia, specialmente se mal gestita.

Ci sono due punti su cui è opportuno soffermarsi. Gli Uffici Scolastici oramai inviano alle scuole soltanto direttive generiche che poi ogni singolo dirigente deve declinare secondo le esigenze e le modalità organizzative di ogni singolo istituto.  D'altro canto il Dirigente è diventato un supermanager con poteri veramente amplissimi e, a mio modesto avviso, non opportuni per una gestione veramente democratica e condivisa della Scuola.

giovedì 16 settembre 2021

Basta con i sondaggi in campagna elettorale

Eravamo convinti che il malcostume dei media mainstream che spargono sondaggi in campagna elettorale fosse solo un problema nazionale, ci duole rilevare che anche nelle amministrative a Milano si utilizza uno strumento egualmente improprio.

Apprendiamo che il Sindaco uscente sarebbe prossimo a vincere senza ballottaggio, quale che sia il metodo statistico utilizzato, si tratta di una evidente distorsione della campagna elettorale, che si trascina stancamente senza un dibattito sereno sui temi strettamente locali.

Se ne sentono di tutti i colori, accordi, accordicchi ed ogni sorta di scorrettezze che sono una pistola puntata verso l'attuale opposizione.

domenica 22 agosto 2021

Eppure, la foresta cresce (Pubblicato su PMI.it)

(tempo di lettura 3 min.) Si dice che fa più rumore un albero che cade, piuttosto che una foresta che cresce. Consentitemi di accodarmi alle tante celebrazioni per la vittoria calcistica dell’Italia ai campionati europei e per i successi olimpici, e a quel profumo di riscatto e di svolta che taluni attribuiscono a tali successi. Abbiamo vinto i campionati europei, il nostro Berrettini, giovanissimo, è arrivato in finale a Wimbledon, e, perché no, i Manneskin hanno primeggiato all’Euro festival. E poi una serie di importanti successi ai Giochi Olimpici di Tokio che ci hanno consentito di tornare a casa con il più cospicuo medagliere di tutti i tempi. Diamo sempre risalto all’albero che cade (e in effetti di alberi ne sono caduti diversi), per lasciarci andare all’autodenigrazione del nostro grande Paese, senza accorgerci della foresta che silenziosamente cresce, nel disinteresse generale. Siamo da sempre ai vertici mondiali per le “tre F”, Fashion, Furniture & Food, per la genialità e la creatività dei nostri imprenditori, e udite, udite, ai vertici anche nel trovare soluzioni per la sostenibilità ambientale, il tema del momento. Fanno certamente notizia i cassonetti stracolmi della nostra capitale, eppure, nel rispetto della media del pollo di Trilussa, l’Italia è ai vertici europei per il riciclaggio dei rifiuti con una percentuale del 77%, mentre la media europea è al 36% (la Germania al 43%, la Francia al 55%).

lunedì 16 agosto 2021

Non riconoscere i Talebani

 

La situazione sul terreno che registriamo in Afghanistan ci consegna un’autoproclamato emirato a guida talebana che vanifica venti anni di sforzi della Comunità internazionale.

Mentre dotte dissertazioni sulle ragioni della disfatta occidentale si tengono inutilmente sui media mainstream, che fino ad ora non hanno visto o non hanno voluto vedere quanto si preparava, si deve pensare immediatamente ad una nuova strategia diplomatica.

L’Italia deve tornare ad analizzare la situazione internazionale sulla base dei suoi interessi nazionali, questo implica che si abbandoni la strada del multilateralismo cieco attraverso il quale organismi internazionali influenzati da lobby d’ogni tipo possono condurre interi Paesi ad iniziare avventure senza senso.